Quelle voglie proibite
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il 03-02-12 alle 23:15:00 (156 Visite)
Da quando Megaupload e Megavideo non sono più, sul web se n’è viste di tutti i colori. Roba che a confronto la dipartita di Steve Jobs sembrava l’uscita del film dei puffi. I siti di file sharing sono diventati l’ultimo baluardo dell’internet libera, l’FBI l’ente criminale che può ordinare il take-down a distanza di siti web ed espatriarne il fondatore senza nessuna ragione, Anonymous il liberatore.
Ecco, sorvoliamo su questa versione degli eventi che Facebook mi sta offrendo da ormai troppo tempo, portandomi quasi alla menopausa precoce (ho detto quasi, tranquilli). Ragioniamo, per assurdo, in un mondo in cui la gente non fa fatica a tirare fuori tre euro per vedersi un film a noleggio da iTunes invece che spendere il triplo per l’acqua con ghiaccio colorata da locale tunz tunz. Un mondo in cui roba come Megavideo, per capirci, non avrebbe proprio ragion d’esistere. Dico bene?
Beh, forse no.
Succede che un giorno, all’una di notte, all’autore di queste righe venga voglia di roba nuova. Cribbio, ma è l’era del digital delivery! Si fa la spesa anche alle quattro del mattino, se occorre, tra gli scaffali di iTunes Store e dello Zune Marketplace. Dico bene?
Beh, forse no.
Non in Italia, perlomeno. Non so come sia la situazione fuori dagli USA e dal Regno Unito, perché non me ne sono mai preoccupato. So che in Italia, se all’una di notte mi viene voglia di un gioco nuovo, apro Steam, apro il Marketplace Xbox, apro il Playstation Store, e vengo accontentato. Se mi viene voglia di musica nuova, apro iTunes Store o Zune Marketplace e vengo accontentato. Idem per quanto riguarda i film. Peccato che la mia voglia sia diversa. Non particolare, non particolarmente strana, diversa. Qualcosa che l’Italia, purtroppo, non offre né ha intenzione di offrire, non per ora.
Ecco, lo confesso: volevo vedere il pilota di qualche nuova serie TV. Possibilmente, ma solo se mi dite che si può, in inglese. Magari anche senza sottotitoli, che quelli sono per le checche e io sono imparato. Sì, magari chiedo troppo, me ne rendo conto, in fondo siamo in quell’Italietta che si chiede ancora come sconfiggere il digital divide. Sono pure disposto a cuccarmela in italiano, con quel doppiaggio e quegli adattamenti ridicoli che contraddistinguono la roba estera che finisce in TV negli ultimi anni. Il problema è che non importa a quanti compromessi possa scendere. Questa serie TV, questa notte, non s’ha da vedere. Probabilmente, mai. D’altronde, qual è l’offerta italiana?
È logico che il primo nome a venire in mente sia Sky. Subito dopo, quella copia malforme che ondeggia tra le frequenze del “nuovo” digitale terrestre: Mediaset Premium. Partiamo dall’ultimo, che è più facile: semplicemente, non è quello che cerco. Non solo nella maggior parte dei casi mi tocca cuccarmi i già citati P.D.A. (Pessimi Doppiaggi e Adattamenti) senza via di scampo, ma…ehi, io sto cercando qualcosa on-demand, forse non l’avevate capito. Cioè, che io scelgo il nome del telefilm, gli dico “lo voglio tutto in inglese e guai a te se ci provi anche una volta sola”, e mi parte tutto. Subito. Non esiste che decidi tu cosa devo guardare, e quando. Capire perché anche Sky venga scartata, a questo punto, è facile: a Mediaset Premium aggiunge la necessità di una parabola (nel duemilaedodici? Ma serio?), hardware dedicato e costi che definire ridicoli è poco. Ma ai soldi ci arriviamo dopo. E sì, lo so che Sky c’ha anche l’on-demand. Finto, però: di nuovo, sono loro a scegliere cosa finisce a catalogo, e quello ci resta per una settimana. Quindi, niente pure Sky.
L’unica offerta con un senso d’essere, nel Paese dei maccaroni, è quella di Telecom. Sì, la stessa Telecom che spesso e volentieri impedisce di avere a disposizione una linea internet decorosa con cui godersi uno streaming altrettanto decoroso (e non dico buono eh, mi accontento del decoroso) vorrebbe che usassi quella linea internet per godermi uno streaming tutto sommato più che decoroso. La cosa bella è che nel panorama italiano è l’unica a riuscirci, con il suo Cubovision. Finalmente posso fare un click, farmi mangiare novantanove centesimi dalla carta di credito, e vedermi quello che ho richiesto! Ma qui incontriamo un altro problema, che potremmo riassumere con “sì, ma non c’hai un cazzo da farmi vedere, e quel poco che c’hai è pure brutto”. E lo sappiamo che non è colpa di Telecom, se c’è qualcuno che con le TV, in Italia, ha sempre fatto il gioco sporco. Resta il fatto che io sono il cliente, e quindi se il cliente ha sempre ragione ho ragione a dire che nel catalogo Cubovision, per ora, c’è il nulla.
Per cui niente, si ritorna al punto di partenza. E ci si resta, dato che le opzioni sono praticamente esaurite. Se vivessi negli USA, avrei già effettuato il login da qualche ora buona a Netfilx o Hulu, avrei scelto lo show che m’interessava, avrei premuto “guarda subito” e avrei pure già finito di guardarlo. Da un pezzo. Il tutto, nel caso di Netflix, a nove dollari e rotti al mese. Prima che apriate il convertitore di valuta sullo smartphone, ve lo dico io. Al cambio attuale, fanno sette euro sette. Al mese, per un’offerta che sicuramente non è completa (e forse non lo sarà mai), ma sicuramente abbastanza ampia per me (e molti altri) per scegliere qualcosa da guardare. Al solo confronto, i quaranta euro mensili (minimo) che Sky mi chiederebbe per un’offerta tecnologicamente e qualitativamente inferiore mi fanno venire il voltastomaco.
Ecco, dunque, facciamo che domani mi sveglio e Netflix arriva pure in Italia, magari con un catalogo discreto, magari aggiornato non dico in contemporanea, ma perlomeno in tempi umani rispetto agli USA. Allora lo scazzo di scaricarsi le serie TV via BitTorrent sarebbe troppo, e per me sarebbe infinitamente più comodo fare click su un pulsante ed alleggerirmi il portafogli. Purtroppo, allo scazzo oggi non vedo alternative. Ma è scazzo, quindi vado a letto e resto con le voglie.









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