Tornare a vendere musica
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il 02-02-12 alle 14:09:11 (112 Visite)
Ieri la Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) ha presentato i dati relativi allo stato del mercato discografico nel Bel Paese. Una ricerca effettuata da Deloitti che lascia ben sperare, perché la vendita di musica digitale ha fatto segnare un +22% rispetto al 2010, un incremento ben più consistente rispetto alla media mondiale (+8%). Numeri che si suppone vadano soppesati con un minimo di sale in zucca, perché con tutta probabilità stiamo solo recuperando terreno e facendo ieri e oggi quello che altri mercati han già fatto l’altroieri. Comunque sia, così è ed è pure rassicurante scoprire che sono in ascesa le vendite di album integrali, piuttosto che di singole canzoni (+37% per i primi).
Il che mi porta diritto diritto all’argomento di questo post, che nasce altrove: non tanto dall’acquisto di musica digitale, ma dei supporti fisici. La stessa ricerca indica che in Italia le vendite di CD sono scese del 7% rispetto al 2010, tutto abbastanza prevedibile. Come gli artisti cerchino di vendere album e canzoni “stampate” piuttosto che digi-codificate (eh?) può essere elaborato anche guardando a due esempi interessanti e simili: quelli rappresentati dalle iniziative di Third Man Records e dal nuovoSmashing Pumpkins Record Club, che nel 2012 promette di offrire molto più che una manciata di mp3 gratuiti (anche perché, fosse solo quello il caso, non avrebbe molto a che vedere con questo post).
Third Man Records
Third Man Records è l’etichetta di Jack White, ex 50% dei White Stripes e presto di ritorno con il suo primo album solista (tra parentesi: il singolo è un po’ una robetta, ma vabbé). “Your turntable’s not dead”, sostiene il sito ufficiale di Third Man Records, ma oltre alle parole ci sono anche i fatti: l’etichetta ha una predilezione per il vinile, con svariate stampe di pregio, comprensive di 12″ e 7″ colorati, dedicate a materiale piuttosto ricercato tanto dei White Stripes, quanto delle altre band sotto contratto. Non si tratta unicamente del resto del JackWhite-verso, ovvero Raconteurs e Dead Weather, ma di una quarantina scarsa di artisti che i meno indie e fanatici, come chi scrive, difficilmente hanno mai sentito nominare. Tra i pezzi forti si segnalano le First Aid Kit, ultimamente piuttosto in voga e fresche di secondo disco, ma anche Seasick Steve e… e bo’, altri trenta e rotti.
Third Man Records propone due abbonamenti dedicati ai suoi clienti: quello Premium e quello Platinum. Il primo, a fronte di 20 dollari al trimestre, offre semplicemente un accesso integrale a tutte le risorse delle pagine web dell’etichetta e degli artisti, con l’aggiunta di streaming live, chiacchierate coi musicisti e possibilità di acquistare in anticipo rispetto al resto degli utenti i biglietti per i concerti. Nulla di nuovo. Differente il discorso platinato: qui si fa sul serio, nel bene e nel male. L’esborso richiesto è di 60 dollari al trimestre, da elargire ogni tre mesi nel caso ci si senta fiduciosi. Perché? Perché si tirano fuori 60 dollari e si spera di rimanere soddisfatti da quel che porteranno, ovvero la consegna a casa di un pacchetto di dischi prodotti dalla famigliola Third Man Records. Non è detto che si possa sapere in anticipo quale sarà il contenuto del pacchetto, in più casi viene svelato quando la “campagna” per l’iscrizione è già partita. Sì, perché esiste una deadline da rispettare per potersi accaparrare il bustone misterioso.
Esempio: il 31 gennaio si sono chiuse le possibilità di pagare l’obolo che garantisce il pacchetto #11, che poi si è scoperto proporre un triplo LP (dischi colorati peraltro) con i singoli del 2011 delle band, una maglietta che muta incredibilmente di colore se esposta al sole e un 7″ con due rarità dei White Stripes, i demo di “Dead Leaves” e “Let’s Build a Home”.
Sono tanti soldi, cui vanno ad aggiungersi altri dieci dollari per le spedizioni in questa porzione di mondo. Ma è anche questo un modo per offrire un prodotto altrimenti impossibile da recuperare. La FAQ ufficialeprova per bene a giustificare perché si dovrebbe sottoscrivere una faccenda simile.
SPRC
Lo Smashing Pumpkins Record Club è nato lo scorso novembre, quale conseguenza dei nuovi accordi stretti da Billy Corgan con EMI, la detentrice dei diritti dei materiali a firma Smashing Pumpkins fino al 2000 (“Zeitgeist” è Warner, “Oceania” ancora non si sa). Accordi che danno a Corgan il via libera per l’utilizzo a sua totale discrezione di tutto il materiale inedito con cui ha riempito i magazzini della band tra il 1988 e oggi, fondamentalmente. Questo vuol dire poter distribuire gratuitamente, o meno, musica di svariata natura: demo, outtake, live e quant’altro. Se fino a oggi il tutto si è tradotto in una striminzita, ma apprezzabile, manciata di mp3 per cui non è servito scucire mezzo centesimo, quest’anno le cose dovrebbero prendere una piega più interessante.Lo rivela Rynda Laurel, la “digital manager” degli Smashing Pumpkins, ai microfoni elettronici di Music Ally. L’idea è di proporre ai fan materiale inedito e presumibilmente interessante, chiedendo di pagare la cifra richiesta per… la stampa del materiale stesso. Riporto l’esempio proposto dalla stessa Laurel: ”diciamo che per 50 dollari potete comprare una serie di concerti del 1992, offerti in un packaging particolare. Diciamo anche che abbiamo bisogno che almeno 75 fan passino alla cassa per poterci permettere la stampa, la spedizione e il costo del nostro lavoro. Noi proponiamo la cosa online e se in 75 ci seguono, allora si dà inizio alla stampa”. Con una particolarità: chiunque deciderà di pagare, potrà immediatamente scaricare la versione digitale di tutto ciò che gli arriverà a casa una volta che il pacchetto sarà pronto. Non è assicurato, oltretutto, che quello stesso materiale sarà mai messo a disposizione per il semplice acquisto digitale, scollegato quindi dai 50 dollari per il prodotto fisico di cui sopra.Si tratta evidentemente di un modo per tutelarsi, evitando di stampare roba cui pochi sono interessati e, al tempo stesso, di spingere i fan a spargere la voce: perché se io voglio le registrazioni fichissime del 1993 su vinile color panda, allora farò meglio a dire anche a qualcun’altro di starci, che sennò poi siamo in pochi e la partita a calcetto salta (o una cosa simile). Potrebbe anche funzionare.








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